Incontro con lo zafferano e il misterioso saggio: il mio viaggio in Kashmir

Mentre settembre volge al termine, mi ritrovo spesso a ripensare al mio viaggio in Kashmir dell’anno scorso. È una costante per me: quando arriva un determinato periodo dell’anno, i ricordi di ciò che è accaduto l’anno precedente mi inondano la mente. Può succedere non solo per l’anno precedente, ma anche per momenti di anni lontani. A volte a scatenarli è una particolare condizione meteorologica, un profumo familiare nell’aria o persino momenti apparentemente casuali. Questi ricordi mi assillano spesso, riaffiorando durante le mie sessioni di meditazione o mentre faccio passeggiate rilassanti nel parco, contemplando il tenue chiarore della luna tra le nuvole sparse nel cielo notturno.

Il desiderio di visitare il Kashmir era da tempo un progetto in divenire. Tutto è iniziato quando ho fatto un sogno vivido di un magnifico santuario dedicato a Hazrat Makhdoom Sahib (RA), uno dei più grandi santi della valle. Nel sogno mi trovavo all’interno del suo santuario, circondato da persone impegnate in un dhikr sufi, le cui voci intonavano in armonia una bellissima preghiera. Tra loro notai un uomo con una breve barba bianca, una vista comune tra gli uomini kashmiri. Aveva un’espressione insolita, come se fingesse di essere pazzo. Eppure non riuscivo a ignorarlo, perché da lui irradiava con forza irresistibile un travolgente senso di beatitudine e di benedizioni. Mi sentii spinto ad abbracciarlo, anche se fosse stato il più pazzo degli uomini. Sapevo che non era folle: era come se il Divino parlasse attraverso di lui, quasi contro la sua volontà. Mentre lo guardavo nel sogno, incantato dal melodioso dhikr, davanti a me comparve all’improvviso una donna dalla carnagione scura. Parlava a voce alta e con urgenza, cercando di comunicarmi qualcosa. Chi era? Non riuscii a capirlo, ma la sua insistenza ebbe successo nel destarmi dal sogno e riportarmi nel regno della realtà, alla mia vita ordinaria. Mi svegliai, riflettendo su quel misterioso incontro.

Forse Lei si starà chiedendo se, durante la mia visita a Srinagar dell’anno scorso, ho incontrato davvero quest’uomo. Con mia delusione, non ci siamo mai incrociati, nonostante trascorressi ogni giorno lunghe ore al santuario, sperando in una sua apparizione. Era reale o era un prodotto della mia immaginazione? È impossibile dirlo, poiché molti santi preferiscono rimanere nascosti agli occhi del pubblico.

Questo sogno è stato il mio “invito” in Kashmir, e non mi sono mai pentito di essermi messo in viaggio verso questa splendida valle, con la sua gente, la sua cucina e le sue fragranze uniche. Durante il mio soggiorno, tra le chiacchiere con la gente del posto, l’esplorazione delle montagne e le visite ad antichi templi e santuari in luoghi remoti, una cosa è rimasta costante: un silenzio profondo e incantevole che pervadeva ogni angolo in cui mi avventuravo. Il silenzio avvolgeva ogni cosa, all’esterno e all’interno, nelle persone e negli animali, nelle montagne e nelle acque tranquille del lago Dal. Il popolo del Kashmir portava con sé questo sereno silenzio, ed è stata proprio questa pace a risuonare profondamente in me. Non c’era traccia di violenza per le strade né segni di aggressività nelle persone che ho incontrato. Tutti mi hanno accolto calorosamente, e la loro gentilezza e ospitalità mi hanno fatto capire perché il Kashmir viene spesso chiamato “Paradiso in Terra”.

E poi c’è stato l’incontro con la maestosità dello zafferano. Per la prima volta ho visto come si coltiva lo zafferano e ho sperimentato il profumo dei suoi fiori. Il fiore di zafferano, con la forza e la bellezza intrinseche che trae dalle montagne, ha lasciato in me un’impressione indelebile. Emanava una potenza unica, simile a quella di una medicina. Ma ne parlerò nel mio prossimo articolo…

Foto: l’autore (Eugene) insieme al celebre scrittore kashmiro Mohammad Ashraf Fazili

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